Il suo corretto utilizzo implica quindi un radicale cambiamento di mentalità in molte aziende italiane: non più partire dai costi fissi per poi ripartirli su ciascuna linea, ma partire dall’ottica- diametralmente opposta- di come coprire i costi fissi attraverso il contributo di ciascuna linea di prodotto.
Si tratta di adottare una configurazione di “Direct Costing”, imputando agli oggetti di calcolo solo i costi direttamente attribuibili senza l’utilizzo di basi di ripartizione, piuttosto che di “Full Costing”, (che imputa cioè agli oggetti di calcolo tutti i costi aziendali, diretti e indiretti tramite attribuzione secondo basi di imputazione predefinite). Quest’ultimo approccio è stato tradizionalmente seguito da molte aziende, spinte dalla necessità di calcolare in modo preventivo un prezzo di vendita.
Il MdC può essere quindi utilizzato dal management per valutazioni sintetiche, confrontandone i valori assoluti e percentuali con quello degli anni precedenti, con i budget e i business plan. La logica del MdC trova una grande area di interesse quando viene osservata la sua dinamica negli anni, analizzandone in dettaglio l’evoluzione e gli scostamenti delle sue componenti.
In aziende monoprodotto, lo scostamento da un anno all’altro si valuta in relazione alla variazione delle quantità prodotte (D volume) e dell’efficienza (D MdC unitario).
Il D volume indica la variazione di margine complessivo dovuta a un incremento o a una diminuzione delle quantità prodotte a parità di Margine di Contribuzione unitario.
Il D MdC (D efficienza) indica la variazione di margine complessivo dovuta a un incremento o diminuzione del margine unitario a prescindere da variazioni di volume. La variazione di margine unitario dipende sostanzialmente o da una variazione dei prezzi o da una variazione dell’incidenza dei costi variabili.
La scissione dei due effetti permette -ad esempio- di valutare quanto dei miglioramenti, previsti in sede di budget o realizzati a consuntivo, sia da attribuire al mercato e quanto all’incremento dell’efficienza interna.
In ipotesi di relativa stabilità dei prezzi, tale analisi potrebbe anche essere condotta, per semplicità, confrontando l’andamento del fatturato e del Margine di Contribuzione percentuale.
Nel caso invece di aziende con più linee produttive si pone anche il problema della valutazione degli scostamenti in termini di mix delle quantità vendute; risulta quindi interessante valutare l’impatto sull’oggetto di riferimento (sia in termini assoluti, sia in termini percentuali) della variazione delle grandezze che lo compongono: D volume, D mix e D margine. Le variazioni cioè di quantità totale prodotta, dei pesi delle quantità vendute delle singole linee produttive sul totale prodotto e della variazione dei ricavi e dei prezzi unitari.
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