In realtà aziendali sempre più complesse risulta fondamentale per gli imprenditori che affrontano una concorrenza agguerrita tenere sotto controllo alcuni elementi chiave dell’economicità d’impresa e interpretarne la dinamica evolutiva.
Occorre diffondere sempre la valenza del controllo di gestione e attribuire una fondamentale rilevanza a quegli indicatori in grado di esprimere una valutazione sintetica dell’equazione economica dell’azienda: ci soffermiamo in particolare sul Margine di Contribuzione (MdC), per la facilità di utilizzo e la ricchezza di informazioni che può offrire.
Il MdC si ottiene come differenza tra ricavi netti e costi variabili (cioè quei costi che variano al variare della quantità prodotta). In termini percentuali il MdC è dato dal rapporto tra la differenza tra ricavi e costi variabili e i ricavi stessi e non va confuso con il ricarico che è invece un rapporto tra il medesimo numeratore e i costi variabili. Il MdC può essere ricavato a livello d’azienda o, se opportuno, di linea di prodotto; in aziende con una contabilità industriale sufficientemente “evoluta” può essere calcolato anche per tipologia di prodotto, per cliente, per area geografica, ecc..
Più in dettaglio, nei ricavi netti vanno inseriti i ricavi di vendita (di prodotti e servizi) al netto degli sconti, mentre tra i costi variabili si considerano i consumi (gli acquisti al netto della variazione delle rimanenze), i costi per la manodopera diretta e gli altri costi variabili di produzione (energia elettrica, ecc.) e commerciali (provvigioni, trasporti, ecc.) direttamente imputabili ai prodotti.
Il MdC complessivo indica la capacità dell’azienda di coprire i costi fissi, i costi cioè che rimangono invariati, entro una “capacità produttiva data”, al variare dei volumi di vendita.
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