In relazione alle dimensioni dei costi variabili e fissi, di cui si è precedentemente trattato, risulta un passaggio obbligato l’analisi del punto di pareggio o break-even point (Bep).
Il break-even point corrisponde al livello di attività nel quale il valore della produzione eguaglia i costi totali, variabili e fissi.
Il punto di pareggio può essere espresso o indicato da un valore monetario, nel qual caso si parlerà di “ricavi o volume di affari di pareggio”, o da un valore quantitativo, nel qual caso si parlerà di “quantità di pareggio”.
Per valori o livelli di attività superiori o inferiori a quello di break-even si registrano risultati economici rispettivamente positivi o negativi.
Il punto di pareggio può essere calcolato ai diversi livelli del conto economico prima evidenziati.
Il break-even point definisce due triangoli che rappresentano rispettivamente l’area delle perdite, cioè l’insieme dei volumi produttivi e di vendita per i quali si sostengono dei costi superiori ai ricavi, e l’area dei profitti, cioè l’insieme dei volumi produttivi e di vendita per i quali si conseguono dei ricavi superiori ai costi complessivi.
Dato che il Bep delimita l’ampiezza dimensionale dell’area delle perdite e dei profitti, più trasla verso sinistra più migliora la potenzialità economico-strutturale, più si sposta verso destra, cioè si avvicina al punto massimo di sfruttamento degli impianti, minore risulta la potenzialità economico-strutturale dell’azienda, che corre il rischio di trovarsi, anche per una lieve flessione delle vendite, nell’area delle perdite.
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