Il bisogno di formazione per i manager

L’apparato industriale del Paese si trova oggi ad affrontare una crisi di portata storica, strutturale, ignota per durata e caratteristiche. Una crisi legata alla concorrenza aggressiva, alla crescente internazionalizzazione dei mercati, alla dinamica del quadro ambientale e alla speculazione sui mercati finanziari. Per una azienda, avere successo nello svolgimento dell’attività tipica, oggi, vuol dire muoversi nella propria area strategica con dinamismo e agilità. In quest’ottica, fattori critici di successo per le imprese sono la capacità del fattore umano e la rapidità di risposta a esigenze sempre nuove e impreviste, data la velocità con cui cambiano gli scenari e le condizioni strategiche.

In momenti di crisi economica una delle prime voci di bilancio che le aziende tagliano è quella della formazione professionale. Le numerose e periodiche indagini sulla domanda e offerta di formazione in Italia, registrano negli ultimi due anni numeri stabili e in alcuni settori in diminuzione: i dati del 2007 e alcune previsioni per il 2008 confermano, almeno per il mondo delle imprese, queste tendenze. Un segnale allarmante, evidenziato a più riprese da analisti ed economisti, perché sono proprio le competenze, sia manageriali sia tecnologiche, che la formazione crea, a consentire alle aziende e in particolare alle Pmi, di mettere in atto le mosse necessarie per rimanere competitive o, eventualmente, per innescare una marcia in più e uscire da difficili contesti di mercato.

Dal lato dell’offerta il sistema di formazione manageriale nel nostro Paese è caratterizzato dalla presenza di un elevato numero di istituzioni ed operatori, che erogano formazione con metodologie, contenuti e tipologie di destinatari e livelli qualitativi assai eterogenei: le università (che svolgono in genere un’importante funzione di ricerca e assicurano la formazione “di base” anche ai futuri manager, ma appaiono, ancora troppo distanti dal mondo delle imprese), le business school (di cui poche garantiscono servizi di adeguata qualità) e una pluralità di centri che erogano servizi non sempre di qualità soddisfacente, essendo privi di una vocazione, di una tradizione e di una organizzazione orientata alla formazione, enti che spesso sopravvivono solo grazie a finanziamenti pubblici.

Dal lato della domanda l’imprenditore italiano ha sempre considerato la formazione del personale come un costo dai benefici aleatori: nell’attuale contesto la formazione dovrebbe invece essere vista anche dalle piccole e medie imprese quale mezzo fondamentale per ottenere risultati eccellenti. Le imprese, specie se di piccole o medie dimensioni, hanno risorse e tempi ridotti da dedicare alla formazione dei propri manager e si trovano spesso in difficoltà nell’identificazione dei fabbisogni formativi della propria dirigenza e nella scelta dei prodotti/fornitori in grado di soddisfarli in modo appropriato. Le esigenze di formazione della dirigenza in attività restano sovente latenti, inespresse o soddisfatte solo in modo parziale dalle imprese, le quali, a fronte della molteplicità e variabilità dei fabbisogni formativi dei propri manager, non sempre sono in grado di farvi fronte con la formazione interna “on the job” (anche se non sempre se ne rendono conto) e, quindi, hanno bisogno di ricorrere con maggior frequenza a strutture esterne di erogazione della formazione.

In Italia prevale la tendenza a utilizzare la formazione per ottenere risultati a breve, a supportare i processi di cambiamento, costruire competenze distintive e migliorare le competenze tecniche. Invece per le organizzazioni estere l’obiettivo prevalente è quello di orientare il processo formativo verso le competenze necessarie a sviluppare l’innovazione, lo sviluppo dei nuovi leader, e si evidenzia una maggiore integrazione della formazione con l’alta direzione, per allinearla agli obiettivi strategici. Nonostante tutto, gli operatori del settore prevedono anche per le imprese italiane un progressivo allineamento alle priorità della formazione considerate strategiche a livello internazionale, quali: promuovere l’innovazione, sviluppare la nuova generazione di talenti e gestirli.

E’ necessario, dunque, cambiare il modo in cui si compete imparando nuove strategie e modificando i metodi d’azione. Alle nuove esigenze occorre rispondere con nuove competenze.


Lascia un commento