“Il n’y a pas de probleme, il n’y a que des professeurs” (Jacques Prevert)

Noi siamo quelli che vedono la nostra economia in forte declino e la società in drammatico degrado, ma ritengono scorretto dirlo, e ancora profondamente si interrogano.

Noi siamo quelli che consentono una politica come discorso, come apparire, come potere oligarchico, e si accontentano delle cose non fatte.

Noi siamo quelli che non hanno più un senso, un sogno, ma una zavorra di amministratori incapaci che parlano e litigano da trent’anni sulle riforme (quali?).

Noi siamo quelli della “repubblica fondata sul lavoro” e per questo non tutelano i malati, gli handicappati, i giovani e i pensionati che hanno lavorato una vita per tener su il paese.

Noi siamo quelli che hanno l’Irap.

Noi siamo quelli che scaricano sui piccoli investitori magagne pubbliche e bond di pessima qualità.

Noi siamo quelli che hanno appiattito l’istruzione e ammazzato la cultura, per ignavia; che hanno dileggiato i maestri e innalzato gli stregoni al rango di re.

Noi siamo quelli che permettono alla superficialità, alla volgarità e al lassismo di affermarsi, di trovare miti fuorvianti; noi siamo quelli che creano miti fuorvianti.

Noi siamo quelli che tirano fuori le unghie solo per difendere caino.

Noi siamo quelli che hanno dei valori (o sono interessi?).

Noi siamo quelli che vogliono un mondo pulito, temperato, pacifico, con la pancia piena, buonista, non competitivo e non basato sul merito.

Noi siamo quelli che pretendono i dazi, che cavolo!

Noi siamo quelli che inorridiscono per i bambini che lavorano nel mondo, e sono pronti a farli smettere da domani, anche a costo che muoiano tutti di fame.

Noi siamo quelli che applaudono alle aziende che hanno privatizzato le nostre imposte e da queste lucrano.

Noi siamo quelli che costruiscono automobili e non infrastrutture, così aumentano le tasse, l’inquinamento e la difficoltà di lavorare.

Noi siamo quelli che hanno deciso di sostenere l’Alitalia per anni e anni, pagandone i deficit, e adesso hanno deciso di venderla, pagandone la dismissione.

Noi siamo quelli che “ah, i prodotti italiani!” e fingono di non sapere che tutto il settore alimentare è stato svenduto a investitori esteri.

Noi siamo quelli che vanno da pellegrini per le strade dell’export.

Noi siamo quelli che “il turismo è il futuro”, e per questo sporcano e danneggiano, e non organizzano, e non fanno.

Noi siamo quelli che prima pagavano sei mila lire per un taxi, adesso pagano beati 10 Euro, rallegrandosi per i “patti del non rincaro”.

Noi siamo quelli che si stanno impoverendo ogni anno di più, inesorabilmente.

Noi siamo quelli della domenica (gli altri giorni, ultimamente, sono di transito).

 

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